In secondo luogo si è osservato che i bimbi sono privi di sovrastrutture mentali e di preconcetti nei confronti dell’Anziano che non percepiscono come il diverso, l’handicappato o il non più utile.
Gli obiettivi che intendevamo raggiungere erano allo stesso tempo ambiziosi, ma anche stimolanti. |
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Innanzitutto si intendeva favorire il mantenimento dell’identità dell’Ospite, valorizzandone il ruolo, che sempre più frequentemente viene messo in discussione. Il progetto poteva inoltre fornire ai nostri Utenti la possibilità di “recuperare” ricordi e sensazioni finalizzandoli a qualcosa di gratificante.
Le occasioni d’incontro ci hanno permesso anche di trasmettere usi, costumi e tradizioni legate all’infanzia e gioventù dei nostri Ospiti, salvaguardando nel contempo tradizioni che si vanno perdendo.
L’esperienza ci ha confermato che Anziani e bambini possono apprendere reciprocamente attraverso la relazione: è universalmente riconosciuto che il veicolo attraverso cui passa il sapere implica una componente affettiva ed emozionale.
Il lavoro comune ha indotto anche un beneficio per gli operatori coinvolti nel progetto, portando nuove motivazioni al loro lavoro e fornendo strumenti che aiutano ad evitare il rischio di burn-out (deterioramento professionale).
L’evolversi del progetto ci ha permesso di constatare che si è realizzato quanto auspicato: un interscambio reciproco e benefico. Gli Anziani raccontavano se stessi e le loro vite, recuperando il passato e le emozioni mentre i bambini, attraverso la relazione con i nonni, potevano apprendere tradizioni, usi e costumi di un tempo che fu e valorizzare ed apprezzare la persona anziana.
La concretizzazione del progetto ci ha spinti, al termine del secondo anno di attività, alla produzione di una pubblicazione
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